Vincenzo Cabianca

Vincenzo Cabianca nacque a Verona nel 1827 e morì a Roma nel 1902. Avviato in un primo tempo al sacerdozio, dopo aver frequentato il seminario vescovile passò all’ Accademia Cignaroli dove studiò pittura sotto la guida di Giovanni Caliari.

Nel 1846, dopo una violenta discussione con la madre, si trasferì a Venezia presso il pittore Alessandro Zezzos e per un biennio frequentò svogliatamente i corsi del Clementi nonostante li ritenesse eccessivamente accademici.

Cabianca, di carattere vivace e nutrito di sentimenti liberali, nel 1848 riuscì ad evitare l’ arruolamento nell’ esercito austriaco che però chiamò, in sua vece, il gemello Giuseppe. Si rifugiò pertanto a Bologna dove conobbe il pittore e professore dell’ Accademia, Faustino Mazzi. Cabianca prese parte, nel 1849, alla difesa della città e venne arrestato. Giudicato inabile al servizio militare potè finalmente rientrare a Verona.

Della produzione di questo periodo si conoscono poche opere che rivelano una palese formazione accademica anche se denotano già una sensibilità ai problemi della luce. L’ aspirazione di Cabianca era comunque quella di andare a Firenze. Vi riuscì nell’ inverno del 1853, forse anche per sfuggire ad un mandato di cattura.

Il periodo toscano.

Qui strinse subito amicizia con Telemaco Signorini ed Odoardo Borrani. Iniziarono una fraterna vita in comune fatta di escursioni nella campagna fiorentina. Accese furono anche discussioni sull’ arte intavolate al caffè dell’ Onore o nello studio del pittore veronese “Cencio”.

Inizialmente la sua principale attività prevedeva la ritrattistica e la pittura di scene di genere. Nel frattempo, tra il 1855 ed il 1856, il caffè Michelangelo divenne il centro della vita artistica e culturale di Firenze. Qui il fermento di idee nuove portò alla nascita della pittura di “macchia”. Questo fermento culturale portò Vincenzo Cabianca a cambiare gradualmente la sua pittura. La sua tecnica divenne “piena di ardire e di vigorissima intonazione” ( Martelli,92 ). Altre esperienze lo portarono in pochi anni ad aderire alla nuova pittura diventando “il più dichiarato, il più violento, il più assoluto macchiaiolo…” ( Cecioni ). Nel 1863, nel pieno del successo decretatogli dalla critica e dal pubblico, Vincenzo Cabianca lasciò Firenze.

Roma

Dopo un breve periodo a Parma, nel 1870 si traferì a Roma. Qui sembrò ritrovare il suo spirito battagliero affermandosi come una delle personalità più in vista dell’ ambiente artistico romano. Continuarono intanto incessanti i suoi viaggi di lavoro e di studio. Partecipò a numerosissime rassegne nazionali ed internazionali ottenendo importanti riconoscimenti.

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Bibliografia: testi tratti da “La pittura a Verona” dal primo Ottocento a metà Novecento. Banca Popolare di Verona. 1986.