Pio Piatti pittore

Pio Piatti nacque a Verona nel 1735 e ivi morì nel 1816.

La formazione

La formazione di Pio Piatti avvenne dapprima presso padre Felice Cignaroli, poi presso il fratello Giambettino, di cui divenne uno degli allievi più stimati. Nella chiesa di Santa Maria Assunta a Solto Collina (Bg) si conserva “l’assunzione di Maria”, conclusa da Pio Piatti in seguito alla morte del maestro e datata 1770.

Pio Piatti svolse la propria attività anche al di fuori del contesto cittadino: una serie di tele realizzate per la chiesa di Santo Stefano a Stabello di Zogno nella bergamasca ne sono testimonianza. Queste opere sono datate intorno all’ottavo decennio del Settecento e per l’affinità stilistica consentono la datazione di molte altre opere. Per esempio, “l’adorazione dei pastori” e una pala per l’oratorio di corte Allegri a Trevenzuolo (Vr).
Negli stessi anni inizia la duratura partecipazione di Pio Piatti alla vita dell’Accademia di Pittura di Verona, di cui fu cofondatore. Qui ricoprì l’incarico di maestro di settimana e fu membro di varie giurie per giudicare i lavori a cera punica.

L’attività di frescante

Nel 1773 Pio Piatti è chiamato a Malaspina Campagna a Verona per la realizzazione di un affresco di una “medaglia” sopra la scala e probabilmente anche il salone centrale. Per la stessa famiglia sarà chiamato per decorare la loro residenza nell’attuale quartiere di Veronetta e in palazzo Peccana nell’odierna via XX settembre. Nel 1780 è impegnato in lavori per palazzo Balladoro sul Corso e palazzo Murari Brà a San Fermo Maggiore. Infine, nei primi anni dell’800 Saverio Dalla Rosa menziona altre imprese ad affresco di Pio Piatti in vari palazzi sul Corso.

Anche in ambito sacro Pio Piatti è richiesto per la decorazione di numerose decorazioni ad affresco. Si ricordano il “San Giovanni Battista” nella parrocchiale di Badia Polesine, tre riquadri nella navata centrale della chiesa di Rivalta di Brentino Belluno (Vr) e due lavori per la chiesa parrocchiale di Rivoltella.

Pittura a olio

Nell’ambito della pittura a olio Pio Piatti si distinse per opere come “Cristo caccia i mercanti dal tempio”, firmata e datata 1782 presso la parrocchiale di Pescantina. La scena è molto movimentata e la presenza del divino è suggerita da un cielo denso di nuvole e dalla luce soprannaturale. Inoltre, realizzò due opere per la chiesa parrocchiale di Valeggio sul Mincio (Vr), che tuttavia si guastarono presto per l’uso eccessivo dell’olio. Le opere però mostrano curiose capigliature ricciolute che ricordano quelle di Felice Brusasorci e mantengono la caratteristica frenesia delle scene di Pio Piatti.

Intorno al nono decennio del Settecento, Pio Piatti si dedicò a opere caratterizzate da una più intensa intonazione contemplativa. “La madonna con bambino e santi” per la chiesa di San Zeno di Cavalo di Fumane (Vr) manifesta un clima più solennemente religioso e sembra tener conto della contemporanea pittura napoletana. Negli stessi anni Pio Piatti è chiamato ad affrescare gli interni della chiesa di San Giovanni Battista di Pacengo di Lazise (Vr). L’impegno terminò con la consegna della pala nel coro che raffigura la nascita di San Giovanni Battista, datata 1793. Inoltre, sono a lui attribuite “la caduta di san Paolo” nella chiesa di Pescantina (Vr) e “Costantino alla battaglia di ponte Milvio” nel presbiterio della chiesa parrocchiale di Pastrengo (Vr). Entrambe si caratterizzano per la frenesia della scena e la platealità dei gesti. Infine, appartiene alla fine del Settecento “la madonna addolorata” in deposito presso la sede della provincia di Verona.

La fase finale di attività artistica

La fase finale dell’attività artistica di Pio Piatti si caratterizza per una certa stanchezza e per forti limiti disegnativi e compositivi. Questo già si avverte nella pala con la “Sacra famiglia” della chiesa parrocchiale di San Pietro in Cariano (Vr) datata 1798. All’ultima fase di attività appartengono “Il martirio di San Biagio” per la chiesa parrocchiale di Cogollo di Tregnano (Vr) e “la madonna con bambino in gloria” della chiesa di San Virgilio a Brentino Belluno (Vr). In particolare, la prima opera fu sostituita poco dopo dall’attuale pala di Agostino Ugolini a causa dello scarso pregio e andò dispersa.

L’ultima fase di vita di Pio Piatti fu segnata da ristrettezze economiche e difficoltà. I giudizi su di lui spesso non furono lusinghieri, ma le pale eseguite nell’ottavo e nono decennio del Settecento rivelano una personalità artistica dotata. Per esempio, “la conversione di san Paolo” di Pescantina risulta un autentico capolavoro per l’accentuato dinamismo e la creazione di una scena teatrale in movimento. Questi elementi configurano Pio Piatti come un artista in grado di rielaborare la tradizione locale con accenti molto originali.

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Le informazioni riportate sono state tratte da: Andrea Ferrarini, Pio Piatti, in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp. 313-325.