Giambettino Cignaroli pittore

Giambettino Cignaroli nacque a Verona nel 1706 e ivi morì nel 1770.

Le prime notizie di Giambettino Cignaroli risalgono alla fine degli anni ’70 e iniziano a circolare per iniziativa dello stesso pittore. Egli infatti scrisse un’autobiografia a beneficio di collezionisti e conoscitori che ne facevano richiesta per i loro compendi sui pittori illustri. Segue uno scritto sulla vita di Giambettino Cignaroli a opera di Ippolito Bevilacqua, ripreso in seguito dallo Zannandreis per le sue Vite. Alla ricchezza di informazioni corrisponde un favore di critica che va di pari passo con una coscienza di superiorità intellettuale di Giambettino Cignaroli. Egli infatti sottoscriveva in greco e latino molti dipinti. Lasciò inoltre ai posteri la raccolta completa dei disegni rilegati in tre volumi (Milano, Biblioteca Ambrosiana) con postille su dati, committenti e luoghi di destinazione delle opere.

Giambettino Cignaroli fu avviato agli studi umanistici presso i gesuiti e a quindici anni privilegiò la sua inclinazione verso la pittura recandosi presso la bottega di Santo Prunato. Qui fu educato allo studio rigoroso dei modelli veronesi del Cinquecento. Al contrario, nell’arte del colorire si presero a modello due artisti del Seicento, Alessandro Turchi e Claudio Ridolfi. Insieme ad altri artisti veronesi frequentò la casa di Scipione Maffei per il disegno del nudo.

La produzione artistica

L’esordio nella pittura sacra risale al 1729 con la pala raffigurante la Madonna del Rosario e Santi per la parrocchiale di Peia (Bg). Si percepisce la lezione del maestro sia nell’impostazione dell’impianto compositivo sia nella resa pittorica stesa a pennellate fluide e dense nei panneggi. La pacata gestualità e il delicato patetismo degli sguardi rivelano l’influsso della pittura di Antonio Balestra, una sorta di seconda guida per Giambettino Cignaroli. Egli infatti instaurerà con lui un intenso sodalizio, fatto di stima e affetto reciproco. Lo stesso Balestra ne scrisse le lodi in una lettera indirizzata a Nicolò Gabburri, erudito toscano celebre per la sua raccolta di disegni. Per il collezionista Giambettino Cignaroli realizzerà l’autoritratto e la scena istoriata con il sacrificio di Berenice.

Il soggiorno veneziano

Tra il 1735 e il 1738 Giambettino Cignaroli si trasferì a Venezia perché ottenne una commissione prestigiosa. Nella città lagunare Giambettino Cignaroli lavorò al servizio dei Labia nella dimora di famiglia. In questi anni decora quattro soffitti, andati perduti ma documentati da disegni, e una pala d’altare per il Duomo di Chioggia.

Il rientro a Verona

Rientrato a Verona, Giambettino Cignaroli avviò un’intensa produzione sia di opere religiose sia di carattere profano. Realizzò infatti una lunga serie di affreschi sui soffitti dei palazzi veronesi, ora in parte perduti, ma dove si evince l’intento dell’artista di perseguire un’ equilibrata compostezza. D’altra parte, appare ininterrotta la creazione di una grande varietà di pale d’altare per i monasteri degli ordini dei filippini, carmelitani, gesuiti, domenicani e benedettini. Negli anni ’40 infatti realizzò varie pale d’altare che oggi si conservano nelle chiese di Santa Maria Maggiore e Sant’Alessandro alla croce a Bergamo, San Domenico a Modena e nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Trento. La pittura devozionale di Giambettino Cignaroli può essere interpretata come un’impressionante galleria di icone della cristianità. Queste divengono dunque testimoni del valore della fede e della capacità di rassicurare gli animi dei fedeli.

Il contributo all’illustrazione libraria

Nelle opere di Giambettino Cignaroli si avverte il culto per l’antico che trova riscontro nell’inserto di reperti archeologici nei dipinti. Questo attesta il radicamento di Giambettino Cignaroli alla memoria storica in senso municipale secondo i precetti della cultura illuminata di Maffei. Proprio per questa sua caratteristica Giambettino Cignaroli collabora al corredo iconografico di due celebri testi letterari: Il “pastor fido” di Giovan Battista Guarini e il “Paradiso perduto” di John Milton.

Nonostante Giambettino Cignaroli gestì la propria attività in loco, accettando l’invito dei Borbone a Parma nel 1759 e a Torino presso la corte sabauda nel 1766 riuscì a mantenere i rapporti con l’esterno attraverso una fitta corrispondenza. Questo gli consentì di conoscere nuove tecniche, essere aggiornato sulle novità e tessere molti rapporti di amicizia.

Una delle imprese più spettacolari fu la decorazione a olio del soffitto di palazzo Fattori Rizzardi a Verona nel 1748. In questo rappresentò Aurora che sparge fiori al sorgere del giorno. Inoltre, alcune delle pale realizzate per chiese cittadine furono riutilizzate da Giambettino Cignaroli per commissioni private in misure e formati pià consoni.

Diffusione della fama dell’artista

Dagli anni cinquanta la fama di Giambettino Cignaroli investe anche le corti europee, a partire dalla Francia, dove inviò tele di carattere religioso da porre nella collezione di Luigi XV. Nel 1754 approdò in Spagna una Sacra Famiglia, ancora esposta in un altare delle Salesas Reales di Madrid. Infine, a Praga si conserva un “Davide con testa di golia” acquistato dall’arcivescovo Clemente Augusto di Baviera. Nel 1757 a Parma è nominato accademico di onore e così trascorse alcuni anni presso la corte di Filippo di Borbone.

La produzione dell’ultimo decennio

La produzione dell’ultimo decennio di Giambettino Cignaroli si caratterizza per un’accentuazione del melodramma accostandosi a tematiche di alto valore morale e a scene di solenne compianto. Nel “congedo di Ettore da Andromeda” (Tainan City, Chi-Mei Museum) commissionato dal cavaliere inglese John Crew riesce a trasmettere il dramma dell’abbandono nei volti e nei gesti dei protagonisti. In questi anni inoltre rimase costante la fama all’estero. Realizzò infatti opere per il re di Polonia Stanislao Augusto Poniatowsky e il principe Joseph Wenzel von Liechtenstein. Quest’ultimo in particolare fu il destinatario di due quadri a tema bibblico in cui il formato orizzontale e il taglio a mezzo busto consentirono a Giambettino Cignaroli di indagare con notevole patetismo i volti dei personaggi.

Infine, non sorprende il giudizio esaltante dell’imperatore d’Austria Giuseppe II quando visita lo studio di Giambettino Cignaroli nel 1769. In seguito affermò di aver visto a Verona due cose rarissime, l’anfiteatro e il primo pittore d’Europa. A questo seguì l’invito a rivestire la carica di soprintendente alla galleria imperiale di Vienna, rifiutato dall’arista. Egli infatti preferì mantenere la carica di direttore perpetuo della locale Accademia di Pittura, da lui fondata nel 1764.

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Debora Tosato, Giambettino Cignaroli in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp.167-179.