Giambattista Marcola pittore

Giambattista Marcola nacque a Verona nel 1704 e ivi morì nel 1776.

Giambattista Marcola fu il capostipite di una delle più rinomate e operose botteghe del Settecento veronese ed è da considerare uno dei protagonisti della scuola pittorica locale.

L’attività artistica

I dipinti che Giambattista Marcola realizzò per le chiese locali sono perlopiù disperse, ma sono state elencate nel Catastico di Saverio Dalla Rosa. Il lungo elenco sopperisce alla mancanza di notizie biografiche relative a Giambattista Marcola ed evidenzia l’interesse per la pittura a monocromo di formato ridotto.

La più antica pala d’altare di Giambattista Marcola risulta essere il “Martirio di Sant’Eurosia”, a lui attribuito su base stilistica e datata 1743. Questa conserva l’originaria ubicazione presso l’oratorio di villa Dionisi a Cerea e rivela il riferimento al repertorio iconografico veronese calato in un’atmosfera da spettacolo circense.

Nel 1748 Giambattista Marcola realizzò “Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia, collocato in una delle sale della villa Pompei Sagramoso a lllasi (Vr). La medesima atmosfera di sapore pastorale si ritrova anche nelle tele con storie dell’antico testamento che facevano parte di un ciclo a tema biblico.

L’attività come decoratore

Giambattista Marcola fu anche abile decoratore come si evince dalla decorazione per la residenza di Giunio Pompei e in Palazzo Canossa a Verona. Quest’ultimo ciclo in particolare rappresenta al meglio l’inflessione arcadica del lessico dell’autore. In aggiunta, l’iscrizione sul verso di alcuni disegni a tema mitologico suggeriscono l’attività di Giambattista Marcola per un genere ritenuto a torto minore. Egli infatti realizzava dipinti su tavola destinati a ornare portantine per carrozze. Nel 1757 per esempio stipulò un contratto per la decorazione di una carrozza con la storia del Sacrificio di Ifigenia.

Allo stesso tempo Giambattista Marcola non trascurò la pittura sacra per la devozione privata. introdusse infatti sul mercato un prototipo conforme al modelletto per formato e dimensioni replicato in diversi esemplari conservati presso l’ex convento dei Filippini a Verona. Opere di questo tipo furono realizzate non solamente per la committenza cittadina, ma anche per altre città. Per esempio a Modena tutt’ora si conserva “Sant’Andrea Avellino e il beato Giovanni Marinoni” nella chiesa di San Vincenzo.

Infine, è bene ricordare che la fortuna critica di Giambattista Marcola si deve soprattutto alla sua produzione grafica, di alta qualità e articolata in diversi esemplari. I disegni a tema mitologico in particolare sono animati da una accentuata gestualità e da una complessa impaginazione.

Debora Tosato, Giambattista Marcola, in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp. 263-267.

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