Giambattista Buratto pittore

Giambattista Buratto nacque a Verona nel 1731 e ivi morì nel 1787.

La biografia manoscritta di Oretti illustra la vita di Giambattista Buratto. L’autore riporta che Giambattista Buratto si formò presso la bottega di Paolo Pannelli. Successivamente, egli perfezionò la tecnica dedicandosi alla copia di opere illustri.

Nel 1760 Giambattista Buratto vinse il concorso bandito dall’Accademia delle Belle Arti di Parma.

Le opere giovanili

Tra le opere giovanili di Giambattista Buratto si segnalano molte tavole d’altare, tra cui per esempio l’Ultima cena della cattedrale veronese e la pala sull’altare maggiore dei Santi Nazaro e Celso. La realizzazione della Cena, in particolare, coincise con la distruzione della crocifissione di Jacopo Bellini e stilisticamente trae spunto dalle opere del Balestra, sebbene con un’inclinazione più popolare.

Nel 1764 Giambattista Buratto partecipò alla fondazione dell’Accademia di Pittura e Scultura, sebbene mancò di ruoli di rilievo all’interno della stessa.

Le opere della maturità

Tra le opere della maturità di Giambattista Buratto si segnalano quelle realizzate per committenze provinciali. Tra queste il complesso dell’Oratorio di San Ciriaco a Negrar (Vr) tra il 1758 e il 1759 per il quale realizza una Madonna con bambino e santi. In questa si riconoscono le caratteristiche artistiche di Giambattista Buratto: figure allampanate e smilze, panneggi voluminosi, espressività quieta e ruvida definizione dei santi. Ancora, caratterizzò il suo stile la disposizione obliqua delle scene, spesso articolate in più livelli.

Successivamente, realizzò nell’area di Rovigo molte pale d’altare, testimonianza del vivo interesse per Giambattista Buratto nell’area polesana.

Intorno al 1770 la produzione di Giambattista Buratto mostra una propensione verso forme più tornite, modi più levigati e panneggi più morbidi e fluenti, una cromia più chiara e aggraziata. La sensibilità di Giambattista Buratto si avvicina chiaramente verso i canoni del rococò. Esempio emblematico di questa fase è la pala della Madonna con bambino e santi Nazaro e Celso per l’omonima chiesa veronese. Negli successivi Giambattista Buratto ricevette anche molte commissioni presso religiosi dell’area mantovana. Per esempio, la tela con Madonna con bambino e santi del Duomo di Mantova e due tele per la parrocchiale di Breda Cisoni, presso Sabbioneta (MN).

Numerose tele sono andate perdute, ma il soffitto a olio dell’oratorio di Santa Elisabetta a Verona ricorda l’intensa attività di Giambattista Buratto nell’area d’origine. L’artista inoltre si dedicò anche all’attività incisoria, testimonianza della sua preparazione classicista.

La critica

La figura di Giambattista Buratto è stata spesso ignorata dalla critica moderna. Tuttavia, recentemente il prof. Marinelli ha restituito il peso artistico che Giambattista Buratto ricoprì nel contesto artistico veronese. La sua personalità, pur presentando schemi e modi ricorrenti, non va considerata come un ripetitore di formule accademiche. Al contrario, mostra un’intima propensione verso un realismo concreto e agli aspetti più mondani e lezioni del rococò.

Nel 1779 Giambattista Buratto divenne ceco e questo incise profondamente sulla sua attività. L’attività continuò poi con l’allievo Agostino Ugolini.

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Le informazioni riportate sono state tratte da: Donata Samadelli, Giambattista Burrato, in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp. 127-133.