Fra Felice Cignaroli pittore

Fra Felice Cignaroli nacque a Verona nel 1727 e ivi morì nel 1796.

La formazione giovanile

La prima testimonianza letteraria del frate francescano Fra Felice Cignaroli risale al 1818/1819. A questa prima testimonianza segue la menzione nelle “Notizie de’ PIttori, Scultori e Architetti Veronesi” di Diego Zannandreis. Tuttavia entrambe si rifanno a una fonte più antica scritta da Saverio Dalla Rosa, nipote di Fra Felice Cignaroli, al secolo Giuseppe. Secondo questa testimonianza Fra Felice Cignaroli mosse i primi passi nel contesto familiare imitando i fratelli Giambettino e Giandomenico. Fra Felice Cignaroli inizialmente si dedicò solo a pitture e alla riproduzione delle invenzioni e della maniera del più noto fratello. Il compito di Fra Felice Cignaroli era dunque quello di divulgare attraverso la riproduzione calcografica i prototipi.

L’attività artistica

Il primo esercizio pittorico di Fra Felice Cignaroli è stato recentemente individuato dal prof. Sergio Marinelli in alcune vignette dipinte su di un codice manoscritto di inni e antifone conservato nel monastero di San Bernardo a Verona. La prova appare dipinta per diletto personale.

Successivamente, Fra Felice Cignaroli si trasferì a Vicenza dove ebbe come alunno Antonio Zanotti Fabris.

Dopo poco Fra Felice Cignaroli rientrò a Verona. Le opere pittoriche pervenutici di Fra Felice Cignaroli nel territorio veronese sono comunque molto poche. E’ andata perduta la pala dipinta per la chiesa di San Francesco di Bussolengo, ma nello stesso paese si conserva una Madonna con Bambino e santi, restituita a Fra Felice Cignaroli dal prof. Sergio Marinelli su base stilistica. Seguono le grandi lunette per il refettorio del convento di San Bernardino a Verona con storie di San Francesco.

Negli anni ’60 Fra Felice Cignaroli riceve commissioni sia dalla chiesa di San Gregorio Magno a Padova, sia da Chiusole di Pomarolo, paesino tra Rovereto e Trento. Nel 1767 realizza una pala per l’altare maggiore di Santa Maria delle Grazie a Sanguinetto che mostra un’inaspettata apertura paesaggistica. Presenta comunque le caratteristiche stilistiche di Fra Felice Cignaroli, quali i volti di porcellana, macchiati da artificioso rossore sulle guance e l’atmosfera di intimità familiare.

Nel 1771 Fra Felice Cignaroli fu acclamato accademico d’onore e in dono l’accademia avrebbe ricevuto un suo autoritratto, ora conservato in collezione privata.

Negli anni settanta Fra Felice Cignaroli cambia registro a seconda della destinazione delle opere. Il cromatismo chiaro e timbrico talvolta volutamente stridente contraddistingue Fra Felice Cignaroli dai suoi contemporanei, che principalmente guardavano a Veronese e Correggio. In alcune opere il cromatismo arriva fino a chiaroscuri neotenebrosi e le figure sembrano emergere dalle ombre. Esempio di ciò la tela con “Istituzione dell’Eucarestia” (1780) posta ora nella chiesa veronese di San Tomaso Cantuariense. Al contrario, la pala con “il transito di San Giuseppe” (1783) mostra uno stridente cromatismo probabilmente dettato dalla destinazione popolare e devozionale dell’opera. Ora si conserva in San Giorgio Maggiore a Udine.

La tarda attività

Negli ultimi anni di vita Fra Felice Cignaroli fu trasferito in molti conventi differenti. A questa fase appartengono la raffigurazione delle Quattro stagioni aventi per soggetto le quattro stagioni di religiosi. Queste si caratterizzano per il tono goliardico. L’ultima fase della vita di Fra Felice Cignaroli si svolse tra Bussolengo e il convento di San Bernardino a Verona.

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Sara dell’Antonio, Fra Felice Cignaroli, in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp. 153-165.