Felice Boscarati pittore

Felice Boscarati nacque a Verona nel 1721 e morì a Venezia nel 1807.

Felice Boscarati redasse la sua stessa biografia, scritta in terza persona, fornendo importanti notizie riguardo la sua attività artistica.

La formazione

La formazione di Felice Boscarati avvenne nell’ambito delle botteghe di Matteo Brida e Pietro Rotari. Nel 1740 inoltre intraprese un viaggio a Roma che gli consentì lo studio diretto dell’antico.

Le opere giovanili

Felice Boscarati stesso cita due opere a soggetto sacro: l’estasi di San Giuseppe da Copertino per San Fermo andata perduta e la tela per la cappella Canossa per la chiesa di San Bernardino. Tra le opere pubbliche Felice Boscarati menziona il grande telero per il palazzo del consiglio di Verona che raffigura Plinio il vecchio che osserva l’eruzione del Vesuvio, datato 1765-1770.

A questa fase sono da aggiungere le tele con Elia e l’angelo, in pendant con il Sacrificio di Melchisedec della chiesa veronese dei santi Nazaro e Celso.

L’attività artistica della fase matura

Dopo un breve soggiorno a Venezia per convocazione di Bragadin Felice Boscarati rientra a Verona da cui avvia un intensa produzione di opera a tema sacro inviate in Inghilterra e Germania. Dal 1764 l’artista entrò a far parte dei membri dell’Accademia di pittura di Verona.

Nel 1772, l’artista ricevette la visita della figlia dell’Imperatore Carlo VII. Questa di passaggio a Verona dimostrò di apprezzare molto l’arte di Felice Boscarati.

L’attività di frescante

Felice Boscarati si cimentò anche nella pittura di genere, incontrando il favore dell’élite aristocratica e borghese veronese. Nei soffitti di Palazzo Ferrari Verità Poeta del 1770 sono compresenti Felice Boscarati, Anselmi e Lorenzi. In questo ciclo di affreschi Felice Boscarati realizza giovani donne seducenti e inquietanti.

Il trasferimento a Venezia

Felice Boscarati nel 1776 si trasferisce definitivamente a Venezia. Nel 1780 è nominato pittore ufficiale del procuratore di San Marco, Giorgio Pisani. Di questi Felice Boscarati eseguì il ritratto, oggi perduto.

Il recente interesse della critica

Recentemente la storiografia artistica ha riscoperto quanto rimasto nel territorio veronese e i contatti che Felice Boscarati mantenne con patrizi e artisti locali. Felice Boscarati ebbe infatti come padrino il noto collezionista Raffaello Mosconi, che possedeva anche opere del maestro Matteo Brida. Il primo percorso formativo di Felice Boscarati quindi si riconduce alla lezione del maestro Antonio Balestra. Successivamente, l’esperienza presso Pietro Rotari consente di recepire il gusto narrativo e la predisposizione per la teatralità.

Le opere

Tra le opere di maggior prestigio di Felice Boscarati si segnalano la pala per la parrocchiale di Torri del Benaco (Vr),due opere di soggetto biblico per la chiesa dei Santi Nazaro e Celso e nella parrocchiale di Colà a Lazise realizzò la pala con San Vincenzo Ferrer che resuscita un fanciullo. Inoltre, le pale con i Santi Benigno e Caro e la comunione di santo Stefano si contraddistinguono per l’intensa quotidianità e la contrapposizione delle figure emanando una fantasia scevra da ogni drammaticità.

Infine, i teleri con i Miracoli di Sant’Antonio originariamente nell’oratorio fatto erigere da Giovanni Donato Gazzola esprimono il repertorio iconografico e stilistico a cui Felice Boscarati s’ispirò durante la carriera: Balestra e Rotari.

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Anna Malavolta, Felice Boscarati, in I pittori dell’accademia di Verona (1764- 1813) a cura di Luca Caburlotto, Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni, Verona 2011, pp. 97-107.