Carlo Carrà pittore

Carlo Carrà nacque a Quargnento nel 1881 e morì a Milano nel 1966.

In primo luogo, negli anni della guerra Carlo Carrà dopo il distacco dal futurismo si avvicina allo studio della pittura di Giotto e Paolo Uccello, a cui dedica articoli su “La voce”. Carlo Carrà infatti è stato pittore, ma anche critico d’arte.

In secondo luogo, nel 1917 Carlo Carrà è a Ferrara, dove insieme a De Chirico, Savinio, Pisis e Govoni matura la sua personale visione della metafisica. Negli anni successivi Carlo Carrà espone le sue opere a Milano, alla galleria Chini, e nelle sale della galleria del giornale “L’epoca” a Roma.

L’attività artistica

Nel 1919 a Milano Carlo Carrà si lega a Bontempelli e Cardarelli collaborando a “La Ronda”, ma perlopiù il suo lavoro critico appare sulla rivista “valori plastici” di Broglio. Nello stesso anno dipinge “le figlie di Loth”, uno dei suoi quadri più significati delle ricerche sul Trecento. Nel 1921 espone otto opere nella mostra “das junge italien” a Berlino. Dei grandi maestri del quattrocento Carlo Carrà riprende l’equilibrio tra realtà e valori intellettuali.

Infine, nel 1922 è invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nel 1923 Carlo Carrà partecipa alla quadriennale di Torino e nel 1925 si tiene l’importante personale di quarantatré opere presso la III Biennale Romana. Pur senza aderire al Novecento italiano, partecipa alla I e alla II mostra al Palazzo della Permanente di Milano. Nel 1926 Carlo Carrà dipinge “L’attesta”, uno dei suoi quadri più magici e alla successiva edizione della Biennale (1928) è presente con una personale di quindici opere.

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Realismo magico: pittura e scultura in Italia, 1919-1925, Mostra tenuta a Verona nel 1988-1989, a cura di Maurizio Fagiolo dell’Arco. Milano, Mazzotta, 1988.